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Dieta Chetogenica ed Emicrania
  • by andrea_dicandia@yahoo.it
  • 5 Novembre 2020
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Il dott. Alberto Calabrese, biologo nutrizionista del Poliambulatorio San Matteo di Cerignola, spiega l’aiuto che arriva dall’alimentazione nel contrastare il mal di testa cronico.


Non solo un regime alimentare in grado di favorire il dimagrimento e la perdita di peso: la dieta chetogenica può risultare un valido aiuto nel contrastare il mal di testa e l’emicrania a grappolo. A spiegare il rapporto tra l’insorgenza di questi sintomi e l’alimentazione, nonché i risultati ottenuti con una dieta personalizzata, il dott. Alberto Calabrese, biologo nutrizionista del Poliambulatorio San Matteo di Cerignola (FG).

Come sottolineato da uno studio della School of Advanced Studies of the European Headache Federation, pubblicato nel 2019 sul Journal of Headache and Pain, infatti, la chetosi può prevenire l’infiammazione neurogena, che si ritiene abbia un ruolo importante nello sviluppo dell’emicrania.

Che cos’è e come funziona la dieta chetogenica

La dieta chetogenica è un regime speciale a ridotto contenuto di carboidrati, e dunque di zuccheri, che punta su proteine magre, Omega 3 e verdure a foglia larga.

Questa dieta, come tutti gli altri cambiamenti di alimentazione, è strettamente personalizzata. Viene redatta dal nutrizionista dopo un’anamnesi del paziente, dopo un attento studio delle abitudini e dello stile di vita e in base alla BIA (l’esame della bioimpedenziometria che consente una valutazione della massa corporea).

La distribuzione degli alimenti, infatti, si basa su un delicato equilibrio che consente di indurre nel corpo uno stato di chetosi. Durante questo stato l’organismo smette di utilizzare i carboidrati esterni e inizia a “demolire” i depositi di grasso per produrre glucosio e i corpi chetonici utilizzati dal cervello come substrato energetico.

Questo equilibro di nutrienti viene studiato caso per caso, affinché il fisico abbia tutto il necessario per svolgere comunque le sue funzioni e per evitare di stressare l’apparato renale con un surplus di proteine.

Gli alimenti da preferire e da evitare

Il corpo umano, generalmente, entra in uno stato di chetosi quando non viene superato l’apporto di 20/30 grammi di carboidrati al giorno, per almeno due o tre giorni di seguito. I carboidrati, tuttavia, si trovano non solo in pane, pasta, zucchero e dolci, ma anche in frutta e in alcuni tipi di verdura.

Tra gli alimenti su cui puntare durante una dieta chetogenica normoproteica troviamo:

  • carni bianche;
  • pesce azzurro, ricco di Omega 3;
  • noci e mandorle, anch’esse ricche di grassi “buoni”;
  • yogurt greco bianco;
  • cioccolato fondente, ma con una percentuale di cacao superiore almeno all’85%;
  • cocco;
  • avocado.

Oltre a pane e pasta, cibi industriali, proteine grasse e dolci, vengono limitate le verdure di colore arancione e rosso, come carote, barbabietole, zucca. Queste, infatti, contengono molti più carboidrati rispetto a quelle a foglia verde (utili anche per l’apporto di fibre).

Si tratta, ovviamente, di indicazioni di massima, in quanto la dieta chetogenica, come tutti i regimi speciali, deve essere personalizzata. Il nutrizionista, dopo un’attenta valutazione e l’esecuzione della BIA, può impiegare fino a 7-10 giorni per elaborare una strategia adeguata.

Il caso

Il dott. Calabrese ha trattato presso il Poliambulatorio San Matteo con la dieta chetogenica un caso in cui il dimagrimento è risultato un fattore secondario. A una paziente donna, di 40 anni, con emicrania cronica e a grappolo, trattata con anti-epilettici, è stata proposta una dieta chetogenica long-time, di 2 mesi, con protocollo VLCKD (“Very Low Calorie Ketogenic Diet”), caratterizzata da un contenuto calorico molto ridotto e dall’utilizzo esclusivo di alimenti freschi naturali.

Prima della dieta, la paziente era soggetta a circa 2 crisi di emicrania al mese della durata di 3 o 4 giorni ciascuna, con la necessità di far ricorso a farmaci antidolorifici.

Dopo la dieta di due mesi, le crisi si sono ridotte a 1 al mese della durata di 2 giorni al massimo, con la necessità di ricorrere ad antidolorifici una sola volta.

Il metabolismo degli zuccheri nel cervello, infatti, non aiuta la trasmissione dell’impulso elettrico a livello neurale. Tagliando l’apporto di zuccheri esterni grazie a un’alimentazione mirata, nei pazienti epilettici o con emicrania e farmacoresistenti le crisi risultano ridotte fino al 70% e, in questo caso, fino al 50%.

Per ulteriori informazioni, è possibile telefonare allo 0885-851369 o compilare il form di richiesta.

Le informazioni contenute nel Sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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