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Vaccino anti-Covid-19
  • by andrea_dicandia@yahoo.it
  • 14 Aprile 2021
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Il dottor Umberto Massafra, responsabile dell’Unità operativa di Reumatologia del Poliambulatorio San Matteo, fa il punto della situazione in vista della vaccinazione

I pazienti reumatici, con patologie trattate con farmaci immunosoppressori, possono rischiare complicazioni più della popolazione generale, in caso di infezione da Coronavirus o di somministrazione del vaccino anti-Covid? Lo abbiamo chiesto al dottor Umberto Massafra, responsabile dell’Unità operativa di Reumatologia del Poliambulatorio San Matteo a Cerignola.

Patologie reumatiche e sistema immunitario

Molte delle patologie reumatiche più importanti, quelle di tipo autoimmune, quelle di tipo infiammatorio, come l’artrite reumatoide, le spondiloartriti, l’artrite psoriasica, quelle cosiddette connettivitiche (che provocano l’infiammazione del tessuto connettivo), cioè lupus eritematoso sistemico, sclerosi sistemica progressiva, anche detta sclerodermia, la sindrome di Sjögren o altre forme simili, sono caratterizzate da un sistema immunitario sregolato, che non distingue ciò da cui ci si dovrebbe difendere da ciò che deve essere difeso e, quindi, aggredisce il corpo. Questa difesa determina una serie di problematiche che vanno da dolori e infiammazioni articolari fino al coinvolgimento di organi interni, a seconda della patologia. Per il loro trattamento vengono utilizzati farmaci immunosoppressori, in grado di ridurre l’attività del sistema di difesa dell’organismo, un fattore che può favorire lo sviluppo di patologie di tipo infettivo. Il trattamento, infatti, ottiene l’effetto di ridurre i sintomi della patologia, ma indebolisce il sistema immunitario, che potrebbe non rispondere adeguatamente a stimoli esterni potenzialmente dannosi.

Patologie reumatiche e Covid-19

L’arrivo del Covid-19 ha creato numerosi dubbi nei pazienti reumatologici, che si sono chiesti se fosse opportuno continuare alcune terapie e se potessero essere più a rischio sia di contrarre l’infezione sia di sviluppare le complicanze.

Già durante il primo lockdown e, poi, con la seconda più grave ondata di contagi, gli specialisti hanno potuto constatare che si tratta di paure infondate.

Non ci sono dati epidemiologici né precedenti né attuali che testimonino che i pazienti reumatologici siano più a rischio rispetto alla popolazione generale. Inoltre, il trattamento con farmaci che modulano la risposta immunitaria risulterebbe essere addirittura potenzialmente protettivo.

Farmaci antireumatici e Covid

Dalla comparsa del Covid, non avendo individuato una terapia univoca, per il trattamento dell’infezione sono stati utilizzati diversi composti, tra cui gli antiretrovirali per l’HIV, ma anche l’entecavir indicato per il trattamento dell’epatite B cronica o, ancora, i farmaci antireumatici. In particolare, un farmaco biotecnologico anti-artrite, il tocilizumab, è stato utilizzato in maniera sperimentale nel trattamento empirico delle infezioni da Coronavirus. L’unico studio pubblicato sul tocilizumab dimostra solo una modesta riduzione della mortalità nei casi gravi, ma la pratica clinica mostra risultati incoraggianti e il suo utilizzo è stato recentemente riconsiderato.

Questa efficacia pare dovuta all’azione di contrasto sulla diffusione massiva di citochine (molecole proteiche prodotte dalle cellule dell’infiammazione tra il momento in cui viene contratta l’infezione e il momento in cui subentrano, indipendentemente dall’età, le complicazioni, che portano a eventi più catastrofici come intubazione e decesso).

Il vaccino anti-Covid nei pazienti reumatici

Per quanto riguarda la vaccinazione anti-Covid, la Società Italiana di Reumatologia, il Collegio dei Reumatologi Ospedalieri Italiani e società internazionali come l’American College of Rheumatology hanno stilato delle linee guida in documenti programmatici che non controindicano il vaccino in nessun paziente reumatico.

Del resto, fino a non più di dieci anni fa, molti reumatologici tendevano a non far vaccinare i propri pazienti neppure per l’influenza, temendo che questo stimolo immunologico potesse essere pericoloso soprattutto nei pazienti più immunodepressi, come quelli trattati con farmaci biotecnologici. Grazie all’attività scientifica di alcuni gruppi italiani, come quello de La Sapienza di Roma, sono stati pubblicati studi con una casistica vasta che hanno dimostrato l’assenza di problemi derivati dalla vaccinazione antinfluenzale in pazienti immunodepressi affetti da patologie connettivitiche o trattati con farmaci biotecnologici.

Generalmente, durante la settimana in cui si somministra la vaccinazione anti-Covid (come, del resto, accade già anche per il vaccino antinfluenzale), la sospensione del farmaco biotecnologico non è necessaria, mentre lo è per precauzione quella temporanea di immunosoppressori quali methotrexate, per rendere il sistema immunitario più reattivo al vaccino.

Per ulteriori informazioni, è possibile telefonare allo 0885-851369 o compilare il form di richiesta.

Le informazioni contenute nel Sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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